Le testimonianze che ci pervengono non sono quelle delle donne per chi tutto era chiaro dall'inizio e che non hanno nessun problema, ma scrivono le donne che hanno sentimenti ambivalenti. Ognuna di loro si trova in una situazione diversa, e lo vive in modo diverso. - Per nessuna donna l'interruzione di gravidanza è un esperienza piacevole. Però, non dev'essere un dramma - può accadere a tutte. Anche se la decisione fu dolorosa, più tardi la grande maggioranza delle donne ancora la trova giusta. Importante:
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«Mi
assumo la responsabilità di avere
interrotto una gravidanza – e ne parlo, anche per solidarietà
nei confronti delle 700'000 donne in Svizzera che hanno fatto
questa esperienza » Doris |
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«Nel 1962 ho dovuto abortire illegalmente: giovani genitori di
tre piccoli bambini, impegnati a mettere in piedi una impresa di
famiglia, non ce l’avremmo proprio fatta… Non voglio che il mio
destino si ripeta. » Ursula |
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«Sono rimasta incinta pur usando un metodo contraccettivo
sicuro. È umiliante che un estraneo abbia potuto decidere per me
sul mio futuro. » Lauren |
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« Nessun metodo contraccettivo è sicuro al cento percento:
consapevoli della nostra responsabilità di fronte ai nostri tre
bambini abbiamo deciso di non averne un quarto. » Marlies e Theo |
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«
Nella situazione in cui eravamo allora non avremmo potuto
offrire a un figlio ciò che gli spetta. La decisione l’abbiamo
presa insieme con coscienza. » Claudia e Stephan |
Mi chiamo Francesco, ho 33 anni e sono di Treviso. Vi scrivo per
segnalarvi un episodio raccontato dal quotidiano "Il Gazzettino" di
sabato 5 agosto 2000.
"Voleva quella figlia, la quarta; ma quando un'ecografia, il 31 maggio,
le rivelò che il feto aveva una serie di malformazioni al cuore e tra la
parte destra e quella sinistra del corpo, decise di abortire. I tre mesi
per l'interruzione volontaria di gravidanza erano trascorsi e quella
terapeutica è possibile soltanto in caso di gravissime malformazioni, ma
Patrizia soffriva di un grave stato depressivo. L'aborto era ancora
possibile, ma le rimanevano pochi giorni.
Cominciò così l'odissea della donna, sempre accompagnata dal convivente,
nel reparto di Ginecologia dell'ospedale di Treviso, un'odissea
raccontata in un lungo esposto presentato alla Procura della Repubblica
di Treviso. Patrizia sarebbe stata abbandonata, senza assistenza medica
o infermieristica (a parte l'anestesia per la morfina). "Una dottoressa
mi disse che avevo diritto a un letto, all'interruzione volontaria di
gravidanza e all'assistenza post-parto ma non a una presenza medica e
ostetrica durante il parto perché tutti, medici e ostetrici, erano
obiettori di coscienza.
Drammatico il racconto del travaglio, durato fino alla mattina del
giorno dopo, e dello stato di prostrazione in cui si trovò Patrizia: "I
minuti passarono e mia figlia rimase per quasi 15 minuti a letto con me.
Finalmente fece la sua comparsa un'infermiera a tagliare il cordone
ombelicale. Ora è tutto finito. Resta intorno a me solamente un gran
vuoto".
Sarà la Procura a decidere se quello dei medici dell'ospedale di Treviso
è stato un comportamento che ha rilievi penali, saranno l'indagine
interna dell'ospedale e la coscienza di ciascuno a decidere come deve
comportarsi un medico quando si trovi di fronte a scelte drammatiche
come quelle di un aborto alla 23esima settimana".
Fin qui il fatto di cronaca. Ora mi sorgono spontanei alcuni
interrogativi: perché una donna che decide legittimamente di abortire è
ancora considerata una strega da mandare al rogo? Perché i fautori della
crociata anti-abortista usano toni dai quali sembra che le donne si
"divertano" ad abortire?
Lasciare una paziente sola per tutto quel tempo non si scontra con la
deontologia professionale? E più demagogico difendere le ragioni di una
ragazza che sceglie l'aborto oppure costruire "cimiteri" per feti mai
nati o promuovere la proiezione nelle scuole di filmati come "L'urlo del
silenzio", vera forma di terrorismo psicologico?
Certo io sono un uomo e come tale forse non posso comprendere appieno
una situazione del genere, ma ciononostante ritengo che anche gli uomini
abbiano il dovere morale di prendere posizione su un argomento così
importante e delicato.
Io sono credente e fino a qualche tempo fa non avrei mai scritto una
siffatta lettera, perché stavo dall'altra parte della barricata.
Io ero un antiabortista nemmeno tanto tiepido, uno di quelli che
pensava che se anche una muore di aborto clandestino chi se ne importa,
tanto sta facendo qualcosa di sbagliato, è come il ladro che per fuggire
via dalla casa che sta svaligiando cade, batte la testa e muore. Poi,
complici i non pochi fatti di cronaca, ho rivisto nettamente il mio
pensiero ed oggi sono serenamente e convintamente abortista.
A tal proposito vorrei illustrare cosa intendo, quando dico che sono
abortista:
Non credo sia etico costringere le donne a partorire, credo lo sia
molto di più riconoscere che in ogni caso l'ultima decisione spetta
sempre a loro.
La strada della depenalizzazione dell'aborto è lunga e difficile, ma va
percorsa fino in fondo; è per questi motivi che io, oggi abortista
convinto, vi ho inviato questa lettera insieme alla mia firma di
sostegno, nella speranza che altre coscienze si aprano in tal senso.
Francesco
"Diventare madre è una responsabilità enorme, una scommessa
grandiosa, non può essere un caso, un incidente, un obbligo".
Lidia Ravera, Corriere della Sera, 14.1.2000
"Siamo individui maturi, non bambini irresponsabili bisognosi di
ordini".
Adriana Valerio, teologa cattolica
"Essere madre è un grande compito e non deve essere un 'gestino',
bensì una scelta. Accettiamo dunque che sia la donna, con tutto il
carico di sofferenza che questo comporta, a decidere se diventare madre
oppure no".
Mariella Salati, giornalista
"La maternità è una scelta d'amore che non può essere imposta".
Annamaria Procacci, La Repubblica, 7.11.98
"Io, personalmente, da madre, credo ad esempio che l'embrione non sia
ancora persona. come la mettiamo? Spetta al parlamento tutelare la
libertà di pensiero e di scelta. Il dibattito sull'embrione da parte del
clero mi ricorda l'accanimento sul sesso degli angeli, trovo tutto
questo davvero incomprensibile."
Rosetta Loy, scrittrice, l'Unità, 24.5.2006